domenica 31 luglio 2016

Derrick su Radio Radicale: repliche estive 2016

Vista dal palcoscenico del teatro Carcano di Milano
Probabilmente Derrick non produrrà puntate nuove durante il mese di agosto e inizio settembre. Ho però selezionato alcune delle puntate 2016 da riproporre il martedì alle 7.30 su Radio Radicale. Eccole, con i link al testo e al materiale su questo blog:


Un saluto a tutti gli ascoltatori e lettori di Derrick, ci risentiamo presto.

MG

martedì 26 luglio 2016

Ancora sulle lobby - D286

Mi concedete un Derrick di pura opinione?

Luigi Di Maio, il politico italiano più probabile presidente del consiglio secondo il Financial Times se il M5S dovesse vincere le politiche, il 21 luglio (2016) ha scritto un post su facebook un cui passaggio recita:
Io non ce l'ho con le lobbies. Esiste la lobby dei petrolieri e quella degli ambientalisti, quella dei malati di cancro e quella degli inceneritori. Il problema è la politica senza spina dorsale, che si presta sempre alle solite logiche dei potentati economici decotti.
Un metronomo gigante visto al
Centro de arte Reina Sofia
di Madrid nel 2015
Cosa ne pensate? Io ho trovato odioso il termine “lobbies”, perché in un testo it
aliano è buona norma editoriale rendere invariabili i termini stranieri. (O vogliamo scrivere "vips", "films", "parties", ma per cortesia).

Molti hanno invece trovato intollerabile l’associazione tra lobby e malati di cancro.
Perché? Non mi è chiaro, ma da cose che ho letto e sentito lo scandalo sarebbe nel trattare l’interesse sacrosanto a guarire e curarsi di un malato oncologico come un altro interesse qualsiasi. Cosa che peraltro Di Maio non fa nel suo post: lui nota solo che un politico è esposto ai più disparati gruppi di interesse.

Dico io: se lobby vuol dire gruppo di interesse organizzato, perché mai i malati di tumore non dovrebbero esprimere la propria o le proprie lobby per portare istanze alla politica?
A questa domanda che ho posto ai miei amici di Facebook risponde Paolo Beneforti, artista figurativo pistoiese. Lobby per te ha quel significato, mi scrive Beneforti, ma nell’uso comune e nelle intenzioni di Di Maio significa “gruppo di corruttori”.
Ora, non seguo da vicino Di Maio e non so se altrove abbia sostenuto una simile accezione, direi di no nel post di cui sto parlando com’è mentre scrivo, in cui Di Maio del resto auspica la regolamentazione dell’attività dei lobbisti, di cui anche Derrick si è occupato in un ciclo di puntate con un contributo del lobbista Giovanni Galgano.

Beneforti però ha probabilmente ragione sul senso negativo che da noi – ma non nei paesi anglosassoni – ha il termine lobby.
Un false friend, o calco linguistico per gli anglofobi, che dice molto della nostra mentalità. Perché se pensiamo che chi promuove i propri interessi sia necessariamente un corruttore, pensiamo anche che i politici cui si rivolge siano corrotti, che lo Stato sia un oppressore da evitare, l'evasione fiscale giusta, che l’unico welfare possibile quello clientelare eccetera. Diamo cioè per scontata una struttura sociale mafiosa. In cui gli interessi non emergono in modo palese, ma solo attraverso connivenze illegittime. Per cui se un fine ci sembra particolarmente degno di tutela non osiamo attribuirgli mezzi così oscuri per esplicarsi, e preferiamo immaginare che per magia riesca a farsi valere senza attivarsi presso i politici.

E se invece gli interessi fossero fino a prova contraria tutti legittimi? E se il loro confronto trasparente presso i politici fosse un meccanismo fondante delle democrazie liberali? Che i malati di cancro, così come altri, abbiano istanze da far valere, si associno e mandino un lobbista competente e retribuito a negoziare leggi, soldi, o anche solo a spiegare le proprie istanze presso il legislatore o le amministrazioni, cos’ha di male?
In realtà, per fortuna, questo avviene comunemente, come ci conferma sempre nella stessa conversazione Eleonora Palma che lavora presso il gruppo legislativo del M5S presso la regione Veneto.
Forse però avviene con insufficiente trasparenza, come abbiamo viso nelle puntate di cui la prima è linkata sopra.

Ringrazio gli interlocutori citati.

domenica 17 luglio 2016

Picco della domanda energetica? - D285

Ricorderete che in passato, più o meno fino allo scoppio della crisi del 2008, alcuni sostenevano la tesi del “picco del petrolio”, cioè del fatto che ci fosse un limite invalicabile nella capacità produttiva mondiale di petrolio. Una tesi sbagliata anche perché non tiene conto del fatto che la capacità produttiva dipende dagli investimenti. Una cosa è dire che il petrolio come tutte le risorse naturali è disponibile in quantità limitata, un’altra che la capacità produttiva, che dipende dagli impianti in quel momento attivi e non dalla disponibilità geologica del greggio, abbia un limite invalicabile.

Una veduta notturna di Bruxelles
Un articolo sul Financial Times di Nick Butler ritira fuori l’idea del “picco”, ma la applica alla domanda di energia, non alla produzione. Nota Butler che la media globale dei consumi energetici primari sta rallentando la sua crescita in modo più rapido di quanto stia facendo il PIL. Se il mondo nel decennio 2003-2013 cresceva in media il 3,7 % annuo e i consumi d’energia il 2,1%, nel 2015 i valori sono del 2,8 e 0,5% rispettivamente. Medie che vengono da situazioni diversissime nei vari Paesi: in Europa i consumi energetici stanno scendendo notevolmente (-11% nell’ultimo decennio, con -17% e -20% per petrolio e gas) negli USA sono stagnanti e con uno spostamento verso il gas, mentre in Cina i ritmi di crescita si sono fortemente ridotti.
L’India invece fa storia a sé mantenendo proporzionalità tra crescita economica e di consumi energetici, e continua a basarsi molto sul carbone. Solo negli ultimi due anni in India sono state costruite centrali elettriche a carbone pari a circa due terzi del fabbisogno elettrico totale italiano.

E tutto questo, nota Butler, è coinciso con il crollo del prezzo di petrolio e gas, dimostrando (ammesso che ce ne fosse bisogno) che la domanda di energia dipende – almeno nel breve periodo - più da fattori tecnologici che dalla reattività dei consumi al prezzo.
Dunque il rallentamento potrebbe preludere a un arresto della crescita dei consumi energetici? Butler intelligentemente risponde che non si può dire. Come abbiamo recentemente visto a Derrick intervistando Fausto Panunzi sull’economia post-crisi, è presto per dire quali fenomeni macroeconomici osservati in questi anni post shock siano strutturali, benché alcune tendenze almeno in molti Paesi OCSE siano evidenti: gli investimenti in efficienza e in decarbonizzazione.

Un fattore che potrebbe giocare contro il picco della domanda è il superamento delle disparità nell’accesso all’energia: oltre un miliardo di persone semplicemente oggi sono tagliate fuori da questo mercato. Eppure, nota Butler, con i paesi OCSE che iniziano a ridurre i loro consumi, è possibile che anche in uno scenario di gradua
le accesso all’energia di chi oggi ne è escluso il saldo possa rimanere negativo.