lunedì 21 novembre 2016

Le camminate (im)possibili II - Fiumicino - D293-4

Ho sempre pensato che un modo per conoscere molto della nostra società, economia, civiltà, sia muoversi a piedi, soprattutto dove non è previsto che lo si faccia. Anche nelle città più belle a me piace esplorare le strade dei retro, quelle con gl’ingressi tecnici a uffici, alberghi e ristoranti, in cui si capisce come funzionano per esempio la mobilità commerciale e la raccolta dei rifiuti.

Qualche giorno fa ho compiuto un esperimento simile a quello che già ho raccontato qui, di quando m’incaponii a raggiungere a piedi dalla più vicina stazione ferroviaria la sede della Motorizzazione civile di Roma Nord.


A piedi dall'aeroporto al centro commerciale Da Vinci

Stavolta ho provato ad allontanarmi a piedi dall’aeroporto di Fiumicino. Direzione: il vicino centro commerciale Da Vinci, alla confluenza tra le autostrade Roma-Fiumicino e Roma-Civitavecchia. Da lì, prevedevo di proseguire ancora a piedi fino alla vicinissima stazione del treno di Parco Leonardo.

Il percorso a piedi (in rosso)
dal parcheggio dell'aeroporto al centro commerciale
In realtà ho iniziato barando un po’: ho preso la navetta aeroportuale verso il parcheggio lunga sosta, che mi ha permesso di risparmiarmi il percorso interno all’area dell’aeroporto che conoscevo già bene.

Sceso dalla navetta nei pressi di quel che credo sia il cosiddetto “polmone” dei taxi (il parcheggio dove le auto pubbliche attendono di potersi mettere in fila ai terminal) le cose sono diventate subito difficili.
Incamminandomi in direzione NE verso via dei caduti dell’Aviazione Civile mi sono trovato stretto tra il guard-rail della Roma-Fiumicino e un piccolo fossato, che mi ha costretto a scavalcare il guard rail un paio di volte per progredire.
Alla fine, attraversato un raccordo con ulteriore scavalcamento e attraversata via dei caduti dell’Aviazione Civile, ho imboccato una strada di ghiaia parallela all’autostrada, che secondo Google maps si chiama già via Geminiano Montanari, come la strada un paio di chilometri più a NE dove sorge il centro commerciale, e che stando alle mappe era la via migliore. In effetti poteva essere perfetta: senz’auto, dritta e protetta rispetto all’autostrada.
Una via ciclabile ideale, non fosse per la sequenza costante di rifiuti scaricati, perlopiù rifiuti edilizi in quei sacchi trasparenti che le aziende che fanno ristrutturazioni dovrebbero poi conferire in discarica. Il senso di degrado purtroppo era opprimente. Alla mia sinistra osservavo una zona perlopiù pratosa, area credo un tempo di paludi e oggi bonificata, di impossibile accesso a causa delle recinzioni da cui si intravvedono un bacino idrico artificiale forse asservito all’aeroporto e alcuni locali tecnici.
Nella mia strada rettilinea di circa un chilometro ero solo, e malgrado ci fosse ancora la luce del giorno mi sono sentito a disagio.
Ho accelerato il passo tra commoventi residui di arredamenti anni ottanta e vecchi frigo che evidentemente qualcuno è riuscito a portare qui ma non a una certo più vicina isola ecologica, finché la strada-discarica si è riversata su via della Corona Boreale, oltre a una barriera in cemento che avrebbe dovuto impedire l’accesso ma che qualcuno è riuscito a spostare.
Ero di nuovo tra asfalto e auto, ai cui occupanti probabilmente sarò sembrato uno che ha finito la benzina.

Ed eccomi all’inizio dei parcheggi del centro Da Vinci, il villaggio commerciale ispirato ai mall americani e che raccoglie molti grandi magazzini, ristoranti e luoghi d’intrattenimento. Tutto sommato accogliente e ben realizzato.

Pensavo il peggio fosse passato, visto che da lì mancava solo raggiungere a piedi la stazione del treno di Parco Leonardo. 
Invece no.


Dal centro Da Vinci alla stazione di Parco Leonardo

Il centro commerciale sullo sfondo.
Alle mie spalle il percorso pedonale del cavalcavia che attraversa
la Roma-Fiumicino e che inizia (e finisce) nel nulla
Cerco invano un percorso pedonale segnalato, poi chiedo lumi alla cassiera di uno dei negozi.
Inizio attraversando un campo a S dei parcheggi, dove qualche altro pedone deve aver nel tempo tracciato un sentiero che porta fino all’attacco di una rampa che scavalca la Roma-Fiumicino e da cui parte anche un raccordo automobilistico che porta a una complanare.
Vedo che la rampa che sale al viadotto ha per fortuna un'area pedonale esterna protetta al lato della carreggiata. Per raggiungerla salgo una piccola scarpata fangosa dal prato. Prendo a camminare tra guard-rail e paratia esterna, ma in cima alla rampa mi trovo in un incredibile cul-de-sac: il percorso finisce sbarrato da un altro guard-rail.
L'area pedonale del cavalcavia si rivela
un cul de sac
L’unica è scavalcarlo e attraversare uno svincolo in curva per raggiungere un’altra rampa che scende finalmente nella zona della stazione e che di nuovo ha un percorso pedonale imprigionato.

Mi chiedo: la proprietà del progetto del centro commerciale, quando ha negoziato le infrastrutture di urbanizzazione del villaggio, perché non ha pensato all'accessibilità pedonale allo stesso modo in cui ha pensato agli altri servizi e alle automobili?
Oppure sono stati gli amministratori pubblici a non avere la capacità di realizzare le infrastrutture se non in modo parziale?

Ma i clienti-pedoni di un villaggio commerciale potrebbero essere destinati a crescere, come testimonia il sentiero spontaneo sul campo, e la libertà di movimento dei dipendenti a piedi fino alla stazione dovrebbe essere tenuta in conto anch’essa, no?


5 commenti:

  1. Risposte
    1. In effetti l'attraversamento della rampa non è stato facile :)

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  2. il problema principale secondo me non sta nella mancanza dei controlli,perché secondo me il primo controllore è imprescindibilmente il cittadino, ma nella mancanza di strumenti efficaci di segnalazioni dal quale far partire tutte le procedure di intervento. Se ci fosse la possibilità di associare ad ogni segnalazione una responsabilità personale sui successivi inerenti controlli sarebbe già un bel progredire. in sostanza c'è un deficit di responsabilità nel mezzo di procedure opache.

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