martedì 24 ottobre 2017

La brexit dell'energia (Puntata 332, in radio il 24/10/2017)

La brexit del governo May di Londra sembra riguardare anche le regole e la stessa filosofia del mercato dell’energia. L’esecutivo britannico infatti ha annunciato di recente l’istituzione, benché temporanea e non di immediata applicazione, di un tetto alle tariffe domestiche dell’energia.

E pensare che la Gran Bretagna è stata un laboratorio di liberalizzazione dell’energia, attuata già a partire dalla fine degli anni Ottanta e con strumenti drastici (poi applicati nell’elettricità anche in Italia con il decreto Bersani una decina di
Scalinata fotografata
da Derrick a Vienna
nel novembre 2016
anni dopo) come lo spezzettamento forzoso dell’azienda monopolista della generazione elettrica.
La filosofia sottostante era quella di introdurre la competizione in tutti i segmenti della filiera in cui fosse fattibile, per esempio nella vendita e nella produzione di elettricità.

La liberalizzazione inglese però non ha portato a superare un oligopolio di fornitori, e sono ancora molti i clienti (e questo vale anche da noi) apparentemente non interessati a cambiare operatore. Le autorità britanniche dell’energia e dei mercati hanno approntato vari strumenti di trasparenza e di aiuto alla scelta per spingere i clienti a essere più attivi e innescare quindi la concorrenza, ma ora il governo con il tetto forzoso ai prezzi ha scelto una strada decisamente più dirigista.

Strada che ha sollevato le critiche anche di membri anch’essi conservatori del parlamento, arrivati a definire “marxista” la soluzione del governo. Dal canto suo, la IEA, agenzia dell’energia di Parigi, ha twittato che per abbassare i prezzi dell’energia serve concorrenza in mercati liberalizzati, non maldestri sistemi di tetto ai prezzi.
Vari esperti hanno fatto notare che se si mette un tetto ai prezzi in un mercato competitivo è prevedibile che quel tetto diventi un riferimento verso cui gli operatori tenderanno ad alzare tutti i prezzi che in precedenza erano inferiori. Con un effetto finale di aumento medio e di paradossale aiuto alla collusione.

Domandona: è più efficiente un’economia pianificata in un ipotetico mondo di amministratori onniscienti e incorruttibili, o una di mercati con perfetta trasparenza? Non lo so. Ma penso si possa affermare senza dubbio che strumenti dirigistici estemporanei applicati a economie di mercato sono la soluzione peggiore, un ibrido che probabilmente unisce il peggio dei mercati reali e delle pianificazioni reali.
Martin Lewis, fondatore di un sito inglese di comparazione prezzi, ha fatto una dichiarazione riportata dall’Independent il 13 ottobre 2017 che tradurrei così: “Ai clienti dovrebbe essere concesso anche il diritto di pagare di più, se va bene a loro”. Per esempio, aggiungo io, perché preferiscono un fornitore fidato ma non economico, o non hanno voglia di sbattersi tra le offerte. Limitare per decreto questa libertà è piuttosto illiberale, e diventa disastroso se ha anche l’effetto di far pagare di più chi invece al risparmio è interessato.

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